Invettiva contro i genovesi tristi a Milano

by viaggi disorganizzati on February 17, 2008

in Lombardia, Metropolis, liguria, viaggi in italia

Vicoli di Genova[Vicoli di Genova, foto di Stefano Coviello]

Su Mente Locale è in corso un dibattito tra genovesi all’estero, assaliti dalla nostalgia per le trenette al pesto, e per “quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai“.

Come genovese residente da qualche anno a Milano questi discorsi mi riportano alle infinite discussioni con tanti amici, famigliari, colleghi, conoscenti. Quasi tutti appartenenti alla categoria dei genovesi tristi a Milano.

Milano è brutta. E’ pericolosa. A Milano c’è la nebbia. Belin, quanto è cara Milano! Non sanno fare la focaccia. C’è lo smog, c’è traffico, non c’è il mare… Il mugugno non abbandona mai il genovese triste a Milano.

Rispetto ai genovesi che vivono all’estero il genovese triste a Milano sembra avere un vantaggio: la sua amata Zena è a meno di due ore di distanza. E così alle 9 di sera di venerdi lo trovi già lì a casa dei genitori o in trattoria davanti a un piatto di trofie al pesto e una bottiglia di vermentino, col suo sorriso stanco da genovese e la cravatta slacciata.

Il genovese triste a Milano non sa che la vicinanza lungi dall’essere un vantaggio è una condanna. La vicinanza rende il genovese triste sempre più nostalgico: mantiene la sua casa a Genova e a Milano affitta la stanza più lurida ed economica che trova (“tanto a casa non ci sto mai“), di solito in zona Famagosta. Oppure va ad abitare ad Assago o a Bereguardo, il più vicino possibile al casello autostradale dell’A7. Il pendolarismo diventa la sua condizione esistenziale. Vive perennemente con la testa al weekend, e la sua profezia ‘Odio Milano’ si autoavvera.

Genova intanto assume dei contorni mitologici che la fanno rassomigliare a Salvador de Bahia. Genova nella testa del genovese triste a Milano è la città del sole, del mare, dove si vive con ritmi di vita più umani. Ah se trovassi lavoro a Genova si che sarei un uomo felice!

Il maggior problema di Milano, secondo me è il fatto che sempre più gente ci viene a lavorare ma non è interessata a nient’altro che al lavoro. Come fai a dire che Milano è brutta se te ne stai chiuso in ufficio dalle 9 alle 23, se alle 18 di venerdì sali sull’Intercity e poi passi il weekend in Piazza dell Erbe a lamentarti di quanto è brutta Milano?

Dopo quasi trent’anni vissuti a Genova, sono felice di essere venuto via. Adoro Genova e i suoi vicoli sporchi ma confesso che iniziava a starmi un pò stretta, a darmi una vaga sensazione di claustrofobia. Oddio non è che Milano sia la mia città ideale, ha certamente molti difetti ma almeno non è sempre uguale a se stessa. E poi, come dice Matteo, genovese felice a Bruxelles il punto è un altro:

” Non cercare in un paese, in una città quello che non puó e non sa offrire ma imparare ad apprezzarne e ad amarne i lati positivi anche se diversi da quelli a cui siamo stati abituati. ”

{ 17 comments… read them below or add one }

Francesca February 17, 2008 at 1:04 pm

va bene, zack, hai ragione: il genovese triste, schiavo del lavoro, seguace del mugugno, pendolare volontario del fine settimana, è un masochista che si autocondanna a un’esistenza misera di due giorni a settimana.

A onor del vero, bisogna però dire che qui a Milano il clima invernale è davvero opprimente – anche a Genova ci sono giornate grigie e senza sole, ma qui ce ne sono di più – e che la nostalgia del mare è reale – in questa città senza verde
si avverte un bisogno quasi ossessivo-compulsivo di un contatto con lo natura, uno sfogo alla prospettiva visiva che è, sempre, costantemente frustrato.

Per il resto sono d’accordo sullo trasferirci a Salvador de Bahia – chissà che lì la focaccia non la sappiano fare?

Stefano February 17, 2008 at 2:03 pm

“Come fai a dire che Milano è brutta se te ne stai chiuso in ufficio dalle 9 alle 23, se alle 18 di venerdì sali sull’Intercity e poi passi il weekend in Piazza dell Erbe a lamentarti di quanto è brutta Milano?”

con questa mi hai fatto sorridere e pensare…chissà quante volte l’avro fatto in occasioni simili?

complimenti per il blog!

tupet February 17, 2008 at 6:09 pm

non è che milano sia triste di per se’. forse è triste doversi trasferire per lavoro. non è esattamente come andarsene in erasmus in spagna, quando hai tutto il tempo di scoprire gli angoli nascosti della città e delle persone. a milano si lavora, a genova non tanto. a milano si fa carriera, a genova, al massimo, si lavora. i genovesi a milano pensano a genova, sì, come dici tu, perché è vicina, quasi vicinissima, se non fosse per la menata di trenitalia. però i soldi girano di più a milano, e noi (io) genovesi tristi a milano andiamo a prenderci un po’ di quei soldi, un po’ di quel l’aria da capitale europea, e un po’ di esperienza lavorativa. dopodiché ci sentiremo pronti di tornare, oppure di andare, prima, un po’ in giro per il mondo, poi tornare. perché la differenza sostanziale è questa: puoi anche sentirti cittadino del mondo, ma genova è un posto dove si può pensare di tornare, milano no.

Anonymous February 17, 2008 at 6:43 pm

venezia è un luogo non comune.
su venezia c’è un luogo comune: “venezia è bella ma non ci vivrei”.

si coniughi ora la medesima frase sostituendo il soggetto enunciato dapprima con “genova”, indi con “milano”.

ripetere ad alta voce.

pallo

zack February 18, 2008 at 10:50 am

@tupet – ecco un bel commento da genovese triste che vive milano solo come posto dove lavorare. da te non me l’aspettavo :-(

milano può non essere una città facile, ma per imparare a conoscerla e ad amarla bisogna avere il coraggio di tagliare il cordone ombelicale, altrimenti per quella miseria di stipendio che rimane dopo aver pagato l’affitto meglio lasciar perdere e tornare a casa. e chi se ne frega della carriera, che poi non mi pare ci siano tutte queste opportunità.

zack February 18, 2008 at 11:08 am

giorgio mi scrive e mi parla del suo amore riscoperto per genova, in particolare gli piace

alzarsi la mattina del sabato a andare a correre tra boccadasse e vernazzola

al pomeriggio del sabato prendere il lazer e fare 2 bordi davanti sturla e quarto

prendere la vespa in primavera a in maglietta andarsi a fare un bagno a pieve

niente male, d’accordo
mi arrendo, queste cose a milano non le puoi fare, se per te sono importanti resta a genova. la mia invettiva però non è contro chi come te fa ritorno a genova ma contro chi stando a milano mantiene la testa a genova, come se fosse l’unica città al mondo dove valga la pena vivere

tupet February 18, 2008 at 1:30 pm

caro zack, lo so che non te l’aspettavi..ma non ho nessuna intenzione di imparare a conoscere e ad amare milano e da quando in qua non voler tagliare il cordone ombelicale è sinonimo di mancanza di coraggio?
si può essere genovesi tristi a milano senza essere, tutto sommato, tristi. peggio sarebbe essere milanesi tristi a milano..jeje.

Teoz February 18, 2008 at 2:18 pm

Dal tono dei commenti al post di Zack sembra che ci siano davvero poche possibilità che i genovesi imparino o provino ad apprezzarsi e a godere i lati positivi di Milano.

Proviamo allora a capovolgere la questione…quale città italiana o europea sarebbe in grado di curare la vostra nostalgia genovese ? Dove vorreste andare a vivere ?

Da genovese felice a Bruxelles dico che mi piacerebbero molto Berlino o Barcellona. In Italia invece – almeno a livello di grandi città – davvero non saprei.

tupet February 18, 2008 at 2:40 pm

ciao teoz!
io (per carattere) se devo imparare ad apprezzare qualcosa, vuol dire che non mi piace mica tanto.
e il godimento, sia pure di una città, o ce l’hai o non ce l’hai.
milano non mi piace, in generale, ma ci sono tantissime cose di milano che mi piacciono molto: i vecchietti che giocano a bocce nell’aiuola spartitraffico, i film in lingua originale, il fatto che ogni sera potrei andare a ballare il tango in un posto diverso, il fatto che posso muovermi al caldo sottoterra e attraversare la città in poco tempo.
milano ha il suo fascino, perché no? diciamo pure che è vivibile, se proprio ti manca il mare, ripieghi su un parco, che a genova parchi così ce li sognamo.
obiettivamente, milano ha anche i suoi pregi, e genova anche i suoi difetti.
puoi valutare i pro e i contro, per l’una e per l’altra…ma i sentimenti? una città come milano ti può anche piacere, ma io forse, stupidamente, sono innamorata di genova…ciao!

Anonymous February 18, 2008 at 6:04 pm

a parte il fatto che quando annunci di essere di genova i lombardi ti chiedono:”ma…genova genova?” per sapere se in realtà vivi in provincia (come loro?) e a parte l’inquinamento che ci sta uccidendo, mi piace stare a milano e no, non mi manca il mare
quando torno a genova la trovo ogni volta più bella e l’adoro, ma restarci è un po’ come morire
anto

tupet February 24, 2008 at 10:03 am

Se poi qualcuno volesse approfondire l’argomento Trenitalia, qui c’è la mia personale invettiva:

http://supertupet.blogspot.com/

Buga April 2, 2008 at 11:19 am

Salve, ho lavorato quasi 2 anni a Milano, che tristezza una citta che non e riuscita a entrarmi nel sangue, triste, finta proprio deprimente, si andavo a stordirmi all’ Holliwood in c.so Como… ma poi ??
Ora non sto’ piu a Milano, vivo per lavoro a Londra, e sono felice e soddisfatto, torno ogni 2/3 mesi a Genova e la amo da morire ma vivendo qui non mi manca.

Se devo paragonare Milanoa Londra la trovo chiusa, e provinciale, per tornare a vivere a Milano dovrebbero strapagarmi oro. Poi detto tra di noi anche professionalmente parlando non e’ che ci siano tutte ste possibilita… smentiamola poi col fatto che i milanesi lavorino cosi tanto, sono principalmente affaccendati o impegnati a far finta di lavorare piu degl’altri.

Saluti

marco July 22, 2008 at 8:39 am

io che sono milanese se dovessi andare a vivere a genova mi sparerei. Di sera un mortorio assurdo (a cuneo c’ e’ piu’ vita).
Se milano e’ triste genova cos’ e’ ?

Davide Scovazzo October 14, 2008 at 5:33 am

…e dei milanesi che considerano Genova “un paesotto dove non c’è un cazzo, figa” e magari hanno “cià, la villetta a Baranzate di Bollate” ne vogliamo parlare?

parlo con cognizione di causa dal mio ufficio a Crescenzago…..ma se ghe pensu, alùa me veddu u mà….:-)

Pierre Papetti November 18, 2009 at 3:18 am

E ‘ vero che la focaccia a Milano non la sanno fare, ma non per cattiveria! perchè non seguono la ricetta originale e sopratutto l’acqua in liguria è diversa e fa la differenza nell’ impasto. Non sono malato di campanilismo e considero l’identitarismo un limite dell’essere umano da quale nascono cose brutte (sciovinismo e simili).
Genova, oggettivamente, è la più bella delle 3 città grandi del Nord-Ovest…Milano offre di più sotto molti aspetti e non escludo che nonostante i miei quasi 40 anni ci possa fare un pensierino anche per viverci e lavorarci. Poi a me i milanesi basta che non siano razzisti e bauscia, mi sono simpatici.

zack November 19, 2009 at 1:19 am

@pierre Non mi viene neanche in mente di cercare la focaccia a milano, errore tipico da genovese triste. Ma prova un po a cercare da mangiare a genova dopo le 22.
sui milanesi: chi li ha mai visti a milano?

sole November 20, 2009 at 5:39 pm

quante cose su cui pensare… io genovese d’origine, genovese adottata, adoro questa città, e quando sto via per un po’ e poi torno, la sento così mia… ma più viaggio e più non tollero la mancanza di civiltà, come la mancanza di spazi per la gente, per i bambini, per gli anziani. Fate due passi a Genova e vedrete che non c’è una panchina per sedersi a riposare 5 minuti…, guardate i giardini di Brignole, campo minato di cacche di cane… e hai ragione, dopo le 22.00 fatichi pure per un panino… ma cosa posso dire quando, al tramonto, guardo in lontananza il Promontorio o quando cammino coi bambini nei vicoli brulicanti di frutta, e gente di ogni tipo, quando in primavera il profumo del glicine mi schiaffeggia mentre guido il motorino o quando, sempre i motorino, si sta al semaforo modello cow boy, con decine di scooteristi/vespisti impavidi al clima, alla pioggia e al vento, pronti a “duellare” per chi parte prima? E il vento, la tramontana che d’inverno nelle giornate gelide, ti entra dappertutto senza via di scampo.

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